David Yates in un’intervista rilasciata alla rivista Vanity Fair ha parlato della sua esperienza con Il Principe Mezzosangue e dei nuovi progetti per I Doni della Morte e della sua suddivisione in due parti.
David Yates ha parlato a Vanity Fair de I Doni della Morte, di come i toni della prima e della seconda parte sono differenti dal Principe Mezzosangue, del perchè hanno diviso il film e delle nuove modalità con cui stanno girando i film.
Per un po di tempo, i film di Harry Potter andranno a formare la prossima saga cinematografica stile Alien: un nuovo regista a dare il cambio, che reinterpreta il materiale originario e lo fa suo. Ma come una giovane cosa splendente, ricordando i suoi migliori avventurosi giorni – saltando da un regista di successo di Hollywood (Chris Columbus) ad un raffinato Englishman (Mike Newell) ad un pericoloso, bruno Messicano (Alfonso Cuaròn) - il franchise ha finalmente trovato l’uomo con cui vuole trascorrere il resto della sua vita: David Yates. Mamma Rowling approva. Dopo tutto, Yates è un onesto Hogwarts Potter fan, ha la voce morbida e cadenzata di un narratore ed è un bel ragazzo britannico, cosi è entrato nella famiglia.
Yates, che ha fatto esperienza dirigendo mini serie per la tv britannica, ha avuto poca esperienza nel dirigere lungometraggi prima che gli fossero affidati gli ultimi due film del multimilionario franchise. Dato il successo da record ottenuto nell’attuale film, Harry Potter e il Principe Mezzosangue, rivela Warner Bros, ha giocato bene le sue carte.
Nonostante a Yates siano stati affidati solo gli ultimi due episodi, egli sarà il regista più identificato con la serie.
Attualmente sul set di Harry Potter e i Doni della Morte, Yates ha parlato a Vanity Fair dell’enorme responsabilità che ha sia verso i fan che verso gli studios.
Julian Sancton: Innanzitutto congratulazioni. Sembra che tu abbia avuto successo. Ti senti sollevato?
David Yates: Si, certamente. E’ stato fantastico. E’ abbastanza snervante. Non vorresti mai essere il regista che ha fatto cadere la palla, no? E’ stata un’esperienza curiosa, perchè abbiamo finito le riprese diverso tempo fa e siamo ancora impegnati a girare i prossimi due episodi. E’ piacevole vedere che le persone sono cosi positive. E’ bello che il box office sia cosi emozionante e tutto questo. Ma sono incappato nella prossima tappa di questo viaggio ed è una strana sensazione.
JS: Immagino che tu stia gia pensando ad Harry in maniera diversa e che tu sia gia impegnato in svariate parti della storia.
DY: Completamente. I personaggi stanno diventando anziani, gli attori stanno invecchiando, e lasceremo da parte Hogwarts nel prossimo film. Abbiamo sempre detto – l’ho detto nel quinto episodio e nel sesto – “Oh questi film stanno crescendo. Saranno più oscuri” Cio fa percepire quando si lascia veramente la scuola e sei fuori nel mondo reale. E’ una dinamica molto diversa. E’ effettivamente molto emozionante.
JS: Perchè tu e la Warner avete deciso di dividere in due parti l’ultimo episodio Harry Potter e i Doni della Morte?
DY: Per tre motivi. Uno è perchè è un libro enorme e vi è molto materiale in esso. Si passa in rassegna l’elenco delle cose che si desidera inserire nel film e alla fine ci sono cosi tanti enormi insiemi di pezzi che piano piano si ottiene qualcosa di entusiasmante “Wow questo sarà il film più costoso di tutti i tempi”. Molto più costoso di qualsiasi altro comune blockbuster. In qualche modo devi cercare di mantenere tutte le cose che vuoi fare, cosi è più facile dividere in due il film. Steve Kloves (sceneggiatore) ha lavorato all’adattamento mentre stavamo girando Il Principe Mezzosangue, ci ha radunati e ci ha detto: “bene ragazzi, ho un vero problema nel sistemare questa storia in due ore e mezza di film. Penso che narrativamente potrebbe essere diviso in due parti. E cosi è stato. Mi sono sentito frustrato quando i fans mi hanno detto “Perchè non metti questo o quest’altro?” Cosi questo è il risultato del processo di adattamento e il fatto che fondamentalmente voglio dare al pubblico tutto cio che è possibile prendere dal libro.
JS: Esso inoltre da ai fans qualcosa per cui vale la pena di attendere, dato che il libro termina in maniera piuttosto brusca.
DY: E’ bello perchè ci siamo divertiti molto sistemando queste storie. E’ stato piuttosto difficile. Fondamentalmente hai solo voglia di goderti il viaggio ed è quello che faremo con I Doni della Morte.
JS: Sei il rappresentate di un lavoro che è terribilmente importante per milioni di persone. Come bilanci le aspettative dei fan devoti e quelle dei neofiti di Harry Potter?
DY: Bene, devi fare del tuo meglio. Io sono un fan di Harry Potter. Ogni persona che lavora alla sceneggiatura e al film lo è. Sono circondato da fan di Harry Potter ogni giorno. Perciò cerchiamo di fare del nostro meglio per realizzare tutto nel migliore dei modi. Alla fine della giornata, devo ringraziare il pubblico di Harry Potter, ma devo anche tenere conto delle persone che non hanno mai letto uno di questi libri. E’ un difficile gioco di prestigio, ma devi cercare di fare del tuo meglio, devi fare scelte che a volte sono difficili, che fanno si che l’adattamento sia più idoneo a questa esperienza cinematografica che al teatro.
JS: Puoi farmi un’esempio di una scelta particolarmente difficile che hai dovuto fare in questo film?
DY: Una delle cose che abbiamo fatto è stata quella di aggiungere una sequenza in mezzo al film – la sequenza nella palude di canne quando i mangiamorte attaccano Harry – questa sequenza non esiste nel libro. In un certo senso sembra da pazzi aggiungere qualcosa al mondo e al libro della Jo. E’ gia abbastanza ricco di cose fantastiche – perchè aggiungere ancora qualcosa? Ma in una sorta di struttura scenografica di due ore e mezza, dall’esterno vi è una mancanza di senso del pericolo. Eravamo tutti coinvolti in questi romantici grovigli e avevamo bisogno di ricordare al pubblico la minaccia incombente dal mondo esterno. Nel libro Jo parla di questo in sottofondo, ma abbiamo bisogno che il nostro pubblico ne sia a conoscenza e ne faccia esperienza. Cosi abbiamo aggiunto una sequenza che non esisteva nel libro, ma c’era nello spirito suppongo, perchè stava accadendo al di la di Hogwarts.
JS: Si è confrontato con J.K. Rowling? Mi scusi: con Jo?
DY: Si, Jo era totalmente d’accordo su questo. Ha riconosciuto la sfida e la necessità di questa scena.
JS: Perchè pensa che questo sarà il film che batterà tutti i record? Per quale motivo questo tra tutti i film?
DY: Questi film in precedenza furono fondamentalmente concepiti come film per bambini. Ma la mia teoria è che è ancora alla portata di uno dei maggiori segmenti: il pubblico delle famiglie. Penso che cio che sta accadendo, nonostante essi stiano invecchiando, il materiale diventi un po più oscuro, più complicato, più tagliente e più reale, è che esso comincia a diventare più cool. Penso che stia cominciando a interessare un nuovo gruppo di persone che non percepiscono esso come un film per ragazzi dopotutto. Questa è una possibilità. L’altro fatto è che i libri di Jo stanno catturando sempre più pubblico perchè le persone stanno crescendo con i libri, li leggono ai loro bambini, cosi si ha questo ciclo infinito di bambini interessati. Penso che ci siano diverse ragioni. Penso anche che non essendoci stato un (nuovo) libro, ne abbiamo sentito la mancanza e il film è una sorta di riempimento che colma un po il vuoto. C’è realmente nostalgia di questo mondo.
JS: Quanta libertà creativa si concede? Ha mai sentito la mancanza della sperimentazione che le era permesso di avere in tv?
DY: Sperimento molto in questi film. Ho esattamente la stessa autonomia, mi prendo le stesse libertà, faccio le stesse scelte e provo continuamente le cose. Mi serve la storia. Questo è cio che cerco sempre di fare, in primo luogo. Gli studios erano piuttosto neutrali e generalmente abbastanza favorevoli. Riconoscono che siamo andati avanti con loro. Erano li con i loro commenti nella fase finale del processo quando finalmente il film era pronto per il pubblico e anche allora sono stati di supporto e rispettosi. Penso che troverà il prossimo film piuttosto diverso dal sesto film.
JS: Perche?
DY: E’ piuttosto forte. Un po’ crudo. Molto contemporaneo. E’ più moderno. Molte delle riprese sono state fatte lavorando con la cinepresa a mano, e nonostante tutto questo, non ho mai ricevuto una chiamata dagli studios. Hanno solamente telefonato o mandato mail dicendo di amare i quotidiani e mi hanno lasciato carta bianca, nonostante stavo facendo cose non proprio di Harry Potter. Sentivo di avere la libertà e gli spazi per fare cio che la storia richiede.
JS: Perciò si sta concentrando sulla vecchia linea di State of Play?
DY: Si, in realtà. Soprattutto nella prima parte di Harry Potter 7. Ma naturalmente la seconda parte ci riporta completamente al mondo fantastico. E’ piena di draghi, grandi battaglie tra maghi e magie. Per mantenere la cosa interessante per me come regista, voglio conservare le meravigliose storie che ci ha dato Jo ma ho bisogno anche di discostarmi un po. Non posso immaginare che sto facendo lo stesso film di nuovo. Ho bisogno di scuoterlo un po. Il Principe Mezzosangue aveva più humor al suo interno rispetto all’Ordine della Fenice e questo fu importante per me, cosi come penso sia stato importante per il pubblico non intraprendere lo stesso viaggio. La prima parte de I Doni della Morte sarà molto diversa da Il Principe Mezzosangue.
JS: E’ molto simile alle grandi trilogie o alle grandi saghe, come Star Wars, dove ogni film ha un tono differente. Questo sarà rassomigliante?
DY: Si, lo spero.
JS: Lei ha diretto il maggior numero di film su Harry Potter. Come si sente ad essere cosi fortemente identificato con la saga?
DY: Sono abbastanza tranquillo su questo. E’ piuttosto una sorta di sollevamento pesi per quando lascerò Harry Potter e mi muoverò per iniziare altre cose. Sarà una sfida, penso, perchè ci sono molte cose che vorrei fare dopo Harry Potter. Non desidero metterli da parte perchè facendo questi film ho trascorso un gran bel periodo, è stato un vero privilegio e mi sono divertito molto. Mi piace la gente. Sto solo guardando avanti a nuove cose.
JS: Quale sarà la prima cosa che farà dopo questo?
DY: Ci sarebbero un paio di cose. Vorrei fare un film sulla guerra. Sto sviluppando un progetto sulla guerra chiamato Saint Nazaire riguardante una temeraria incursione di un comandate durante la Seconda Guerra Mondiale. Vorrei anche fare una versione cinematografica di Sex Traffic, riguardante i trafficanti. In realtà stanno prendendo corpo molti progetti. Leggo continuamente nuovi copioni.